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Che fine ha fatto l'esperanto?

di Ferdinando Cotugno

Che fine ha fatto l'esperanto? L'utopia linguistica di una seconda lingua comune per tutti i popoli del mondo non si è realizzata e probabilmente non si realizzerà mai. Ma l'esperanto è una lingua viva, con almeno due milioni di parlanti nel mondo. Per l'Italia non c'è mai stato un censimento, ma i fluenti sono stimati in circa 1500 e ci sono corsi attivi in 23 città. Il 15 dicembre è una sorta di esperanto pride: si celebra il Giorno di Zamenhof, l'oftalmologo polacco che creò la lingua tra il 1872 e il 1887. "La sua forza è che non è soltanto una lingua, ma anche un'etica, una comunità, e una visione del mondo", ci spiega Davide Astori, linguista dell'Università di Parma, uno dei principali esperantisti italiani.

L'Unione Europea spende ogni anno 330 milioni di euro per tradurre leggi, documenti, mozioni e comunicati nelle sue 24 lingue. Da quando esiste l'Ue, uno degli obiettivi pratici del movimento esperantista è far diventare la lingua di Zamenhof l'idioma comune dell'Unione. In Commissione ci sono diverse proposte per la sua adozione. "Purtroppo è soltanto una ristretta élite di linguisti, studiosi e politici a portare avanti questa idea". Un suo (improbabile) successo non avrebbe soltanto effetti economici, ma ridurrebbe, secondo Astori, lo svantaggio con i madrelingua di inglese, francese e tedesco. "Uno deve impiegare 15 anni per arrivare al livello che un altro ha per nascita: è un'ingiustizia". Nel 1986 l'Unesco raccomandava agli Stati membri di promuovere l'esperanto, ma non è andata benissimo. Tra i Paesi dove ha più successo istituzionale ci sono il Brasile, dove è una materia facoltativa nelle scuole, e l'Ungheria, dove ci sono diverse cattedre universitarie.

L'esperanto si impara molto in fretta, perché è una lingua pianificata, con poche regole e nessuna eccezione. (Introduzione video all'esperanto, corsi online di esperanto). Esperantisti come Massimo Ripani, portavoce del movimento in Italia, o Michael Boris Mandirola, vice presidente dell'Associazione mondiale della gioventù esperantista, raccontano di aver raggiunto un buon livello in sei mesi. Tutto merito della sua natura di lingua pianificata. "Non ha eccezioni, a ogni suono corrisponde sempre la stessa pronuncia e tutta la grammatica può essere sintetizzata in sedici regole", spiega Astori. Un altro dei suoi vantaggi è che rende molto più facile l'apprendimento di altre lingue straniere. "Per il suo essere una lingua pianificata e razionale, aiuta lo studente a rendersi conto delle categorie logiche che sottostanno alle regole". Esiste anche un metodo di insegnamento delle lingue straniere ai bambini basato sull'esperanto, il Paderborn (dall'Università tedesca che l'ha sviluppato).

Resta una domanda: perché oggi ci sono ancora persone che decidono di imparare l'esperanto? "Ci sono capitato per caso, da studente di informatica, e mi ha aperto un mondo", racconta Mandirola, 25 anni. Per l'esperanto, lingua e comunità sono concetti inseparabili. Uno dei progetti che spiegano bene questo significato è il Servizio Passaporto, la possibilità di girare il mondo ospite dagli esperantisti. "Una sorta di Couchsurfing, però inventato vent'anni prima, e unito da un ideale di comunicazione fra i popoli". E poi ci sono eventi e globali, dove i giovani esperantisti possono andare spesati dalle federazioni. Inoltre, non è raro che gli esperantisti si sposino tra loro (Massimo Ripani e sua moglie Marina, russa, sono un esempio): da queste coppie sono nati i circa 200 bambini madrelingua esperantisti che ci sono nel mondo (bilingui, apprendono la lingua – o le lingue – dei genitori, e l'esperanto). Infine, ci sono film (pochi, soltanto due, di cui uno con Wlliam Shatner), romanzi, raccolte di poesie e dischi rock in esperanto. Uno dei musicisti più amati si chiama Jean Marc Le-clercq, francese, attuale detentore del record mondiale del concerto più multilingue al mondo: 22 canzoni in 22 lingue diverse (qui la sua "Esperanto") . Come il metodo Paderborn, solo molto più rock.

13 Dicembre 2013

Tratto da http://www.wired.it/play/cultura/2013/12/13/anniversario-lingua-esperanto

Ultima modifica ilSabato, 14 Dicembre 2013 22:50
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