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Perù, compagnia petrolifera si ritira su pressione internazionale: vittoria per i popoli indigeni.

Perù, compagnia petrolifera si ritira su pressione internazionale: vittoria per i popoli indigeni.

In Perù ci sono 212 conflitti sociali, di cui la maggior parte sono di tipo socio-ambientale. È in questo contesto che si inserisce la lotta senza quartiere che da anni Survival International, assieme a Rainforest Foundation Norway e alle organizzazioni indigene peruviane AIDESEP, ORPIO e ORAU, porta avanti.

di Maria Cristina Fraddosio.

Era il 2010 quando l’allora presidente del Perù, Alan García, riferendosi ai popoli indigeni presenti sul territorio nazionale disse: “Questi non sono cittadini di prima classe”. E, mosso dal timore di una possibile retrocessione del paese, mise a confronto la volontà di poche migliaia di persone di preservare i propri territori con le esigenze energetiche di milioni di connazionali. Un dualismo, questo, irrisolto da secoli che continua ad essere addotto come giustificazione per continuare a sottrarre ettari alle popolazioni indigene, costringendole a mutare radicalmente la propria vita quando riescono a sopravvivere alle incessanti violazioni. Attualmente, secondo i dati ufficiali, in Perù ci sono 212 conflitti sociali, di cui la maggior parte sono di tipo socio-ambientale. È in questo contesto che si inserisce la lotta senza quartiere che da anni Survival International, assieme a Rainforest Foundation Norway e alle organizzazioni indigene peruviane AIDESEP, ORPIO e ORAU, porta avanti.
I custodi della natura. Lungo la frontiera amazzonica, al confine tra Perù, Brasile e Bolivia, vivono infatti la maggior parte delle tribù incontattate del pianeta. Si tratta degli Isconahua, dei Matsigenka, dei Matsés, dei Mashco-Piro, dei Mastanahua, dei Murunahua (o Chitonahua), dei Nanti, dei Sapanawa, dei Nahua e di molti altri. Si conosce ben poco della loro cultura, ma gli esperti – che lottano per testimoniarne l’esistenza (unico modo per tutelarli) – non hanno dubbi nel ritenerli “i migliori custodi del mondo naturale”. Le minacce incessanti di prospezioni petrolifere, taglialegna e trafficanti di droga stanno seriamente mettendo a repentaglio la loro sopravvivenza. Già negli anni ’80 la Shell aprì dei sentieri nella foresta pluviale primaria, di cui successivamente si servirono altri predoni, causando la morte del 60% della popolazione Nahua per epidemie e scarsità di cibo.
Un successo epocale. Il governo, che ha un ruolo centrale nella tutela di queste popolazioni, ha trasgredito più volte le leggi nazionali e internazionali accordando concessioni alle compagnie minerarie e petrolifere. Tra queste vi è quella a favore della compagnia petrolifera canadese Pacific E&P, che nel 2012 aveva avviato la prima fase di prospezioni all’interno dell’Amazzonia peruviana. La pressione delle organizzazioni – si ricordi che recentemente ORPIO ha fatto causa al governo denunciando le minacce ai danni delle popolazioni incontattate – ha questa volta ottenuto una risposta positiva. È di pochi giorni fa la notizia che – a seguito della lettera aperta di protesta, per le minacce nella regione Yavarí Tapiche e della partecipazione di migliaia di sostenitori – la Pacific E&P ha deciso di rinunciare alle prospezioni con decorrenza immediata. Il direttore generale di Survival International, Stephen Corry, l’ha definita “una grande notizia per tutti coloro che vogliono fermare il genocidio che continua in tutte le Americhe dai tempi di Colombo”.
(Da La Repubblica, 23/3/2017).

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