Prima marcia indietro sull’Ue a più velocità. In evidenza

Prima marcia indietro sull’Ue a più velocità.

Prima marcia indietro sull’Ue a più velocità “Inaccettabile un’Europa di serie A e una di B”

Corretta la bozza della Dichiarazione di Roma del 25 marzo dopo le proteste dei Paesi baltici e dell’est. Ecco perché il summit in Italia difficilmente sarà una svolta.
 
MARCO BRESOLIN
INVIATO A BRUXELLES de La Stampa

L’Europa a più velocità rallenta già. La svolta attesa per il summit del prossimo 25 marzo a Roma non sarà altro che un invito a continuare esattamente «come abbiamo fatto in passato» e soprattutto «nella cornice dei Trattati». Il passaggio chiave è stato inserito nella nuova bozza della Dichiarazione di Roma, visionata da La Stampa, che è stata corretta dopo le resistenze dei Paesi Baltici e dell’Est. Una settimana fa, durante il Consiglio europeo informale a 27, diverse capitali avevano espresso i loro timori sulla svolta verso una Ue “multi-speed”, temendo di essere lasciate indietro. Per questo è arrivata la marcia indietro. 

LA MARCIA INDIETRO 
Nel testo è stato quindi depennato il passaggio in cui si diceva che «alcuni di noi (Paesi, ndr) possono avvicinarsi, andare più avanti e più velocemente in alcune aree». Nella nuova bozza non c’è traccia: la frase è stata considerata «inaccettabile» da alcune delegazioni contrarie a un’Europa di serie A e una di serie B, timorose di finire nella seconda. Un accordo è stato trovato su questa formulazione: «Agiremo insieme ogniqualvolta sarà possibile, a differenti ritmi e intensità dove necessario, come abbiamo fatto in passato entro la cornice dei Trattati e lasciando la porta aperta a coloro che vorranno aggiungersi dopo. La nostra Unione è indivisa e indivisibile». 

LA NUOVA BOZZA  
Lunedì dovrebbe esserci un ultimo giro di opinioni sul testo in una riunione degli sherpa, ma con questi accorgimenti ci sono buone possibilità che il testo venga firmato da tutti e 27 i capi di Stato e di governo. La nuova bozza inizia infatti così: «Noi, rappresentanti dei 27 Stati membri e delle istituzioni dell’Ue». Un obiettivo che il premier Paolo Gentiloni insegue da tempo (dieci anni fa a Berlino la dichiarazione fu firmata soltanto dai vertici istituzionali), anche se per ottenerlo c’è un prezzo da pagare: un testo più “soft” che di fatto dice che tutto proseguirà come oggi. Con questa formulazione sarà più difficile “vendere” il summit romano come una svolta. 

COSA CAMBIA 
Sull’assetto generale dell’Ue, nella nuova bozza è stato poi aggiunto un passaggio in cui si dice che gli Stati vogliono che l’Unione sia «grande sui grandi temi e piccola su quelli piccoli, in linea con il principio di sussidiarietà». Un passaggio che prefigura «meno Europa» e più poteri agli Stati in alcuni ambiti, schema che era stato riassunto nello scenario numero 4 del Libro Bianco della Commissione (l’Europa a più velocità era lo scenario numero 3). 

I QUATTRO PILASTRI  
Sui contenuti, la nuova bozza non presenta grandi stravolgimenti rispetto alla precedente. Restano i quattro pilastri: sicurezza e gestione dell’immigrazione; crescita e sostenibilità; Europa sociale; Europa più forte nel mondo. Sul terzo punto, l’Europa sociale, durante il Consiglio erano emerse un po’ di perplessità da chi temeva una sorta di omologazione. Per questo il nuovo testo sottolinea che si dovrà «tenere conto della varietà dei modelli social». Sul capitolo Difesa comune è stato infine aggiunta una riga in cui si dice che bisognerà «assicurare complementarietà ed evitare doppioni con la Nato». 

 

 
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