La Catalogna sfida Madrid: referendum per l'indipendenza il primo ottobre. In evidenza

La Catalogna sfida Madrid: referendum per l'indipendenza il primo ottobre.

La Catalogna sfida Madrid: referendum per l'indipendenza il primo ottobre.

L'annuncio da parte del presidente catalano Carles Puigdemont. Secca la replica del governo spagnolo: "Referendum illegale, non si farà. Ogni eventuale passaggio all'azione sarà perseguito dal governo".

L'ultima sfida della Catalogna allo Stato spagnolo è arrivata stamattina, quando il presidente catalano Carles Puigdemont Casamajo ha annunciato l'intenzione di indire per il primo ottobre prossimo un referendum sull'indipendenza, malgrado il veto del governo di Madrid. Ai catalani sarà chiesto, ha detto, se vogliono che la Catalogna sia "uno Stato indipendente sotto forma di Repubblica".
Ma è secca la replica del governo spagnolo, tramite le parole del portavoce Inigo Mendez de Vigo: "Il primo ottobre non si celebrerà un referendum illegale che va contro la Costituzione", ha detto dopo la riunione del consiglio dei ministri.
Le accuse catalane. "In attuazione del mandato democratico, oggi abbiamo avuto un Consiglio esecutivo straordinario per ratificare la decisione di tenere il referendum come esercizio del legittimo diritto all'autodeterminazione di una nazione" ha dichiarato Puigdemont, che ha accusato il governo di Madrid di non aver risposto alle offerte di negoziato da parte della Catalogna. Il 24 maggio ha inviato una lettera al primo ministro Mariano Rajoy, invitandolo ad avviare un dialogo sui termini del referendum, ignorata però dal premier.
Il presidente ha fatto risalire l'aggravamento del conflitto con la Spagna alla sentenza della Corte costituzionale di Madrid di sette anni fa, che aveva bocciato lo "Statuto catalano" votato dai parlamenti di Madrid e Barcellona e approvato con un referendum dalla popolazione catalana. Da allora, ha detto, "tutte le nostre proposte sono state respinte" e da Madrid è giunta "una lunga serie di no".
La risposta di Madrid. Per il portavoce dell'esecutivo, Mendez de Vigo, quella del presidente catalano è "una strategia che non porta da alcuna parte, l'ennesimo annuncio di un annuncio". Non è stato precisato come il governo di Madrid conta di impedire lo svolgimento del referendum, quando sarà formalmente convocato con un decreto del presidente catalano. Per ora, ha affermato de Vigo, non è stato firmato ancora un decreto di convocazione che possa essere impugnato davanti alla Corte costituzionale.
"Che nessuno dubiti che ogni eventuale passaggio all'azione sarà perseguito dal governo", ha aggiunto de Vigo, che ha bollato l'annuncio del leader catalano come una "messa in scena", da cui emerge che i separatisti "sono sempre meno numerosi" e che "hanno fallito in tutti i loro tentativi di trovare nuovi alleati".
Tre dei quattro principali partiti spagnoli, Pp, Psoe e Ciudadanos, sono contrari alla tenuta di un referendum in Catalogna, e ad una riforma della Costituzione in questo senso, appoggiata solo da Podemos. Il Pp del premier Rajoy può bloccare qualsiasi modifica della Costituzione, grazie alla maggioranza assoluta nel Senato. Secondo un sondaggio, il 44,3% dei catalani sono per l'indipendenza e il 48,5% contro. Ma una grande maggioranza - più del 73% - vuole comunque potersi pronunciare.
Indipendentismo catalano. Il governo spagnolo guidato da Rajoy ha sempre assicurato che il referendum non sarà consentito in quanto non previsto dalla Costituzione. "Fino a quando sarò Presidente del governo, questo referendum non si farà", ha ribadito il 27 maggio durante una visita in Catalogna.
A marzo la regione separatista ha approvato un progetto di bilancio che prevede l'assegnazione di 5,8 milioni di euro destinati alle attività preparatorie del referendum. Un iter avviato anche nel 2014, quando fu indetto un voto popolare sull'indipendenza, dichiarato però incostituzionale dal governo. In quell'occasione, le urne furono aperte ugualmente per un super-sondaggio: l'80% dei catalani votò a favore.
Il referendum costò un processo per disobbedienza all'allora governatore della regione nord-orientale della penisola iberica, Artur Mas. Il 6 febbraio 2017, giorno dell'inizio del processo, migliaia di sostenitori della secessione catalana protestarono fuori dalla sede della Corte d'appello di Barcellona. A marzo, Mas venne condannato a due anni di interdizione dai pubblici uffici.
(Da repubblica.it, 9/6/2017).

 

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