Se la politica inciampa su una congiunzione. In evidenza

Se la politica inciampa su una congiunzione.

Il caso.

Se la politica inciampa su una congiunzione.

Il commento.

Stefano Bartezzaghi.

E la politica inciampa su un "ovvero".

Prima commentare indignati e poi, eventualmente, capire. E un principio della nostra epoca ormai noto, ma non pare ispirare alcuna prudenza a chi deve maneggiare per mestiere materie linguistiche delicate.
Dunque finisce per scrivere cose come: «Si considera legittima difesa la reazione a un’aggressione commessa in tempo di notte ovvero a seguito dell’introduzione nei luoghi ivi indicati con violenza alle persone o alle cose ovvero con minaccia o con inganno». La notte ( o, per citare il legislatore, «il tempo di notte») è innanzitutto la condizione tenebrosa in cui versano le competenze linguistiche di chi ha scritto questa norma di legge. Norma che oltretutto riguarda una materia elettoralmente decisiva e su cui l’isteria mediale è massima.
Il problema principale della formulazione sta nell’uso di «ovvero». La congiunzione è la sede secolare di un equivoco italiano, diciamo la parte nobile di quel fenomeno di cui «piuttosto che» costituisce il polo trash. Per i giuristi, «ovvero» significa sempre «oppure» ( con valore disgiuntivo ); per i comuni parlanti, significa sempre «ossia»; per il vocabolario, può significare una cosa o l’altra, a seconda dei casi ( e ricordiamoci titoli narrativi deliziosi come quello di Carolina Invernizio: «Satanella, ovvero La mano della morta»). I comuni parlanti capiscono così che la legittima difesa verrà estesa solo per violazioni notturne di domicilio, mentre il maldestro legislatore la intendeva applicabile anche nei casi diurni caratterizzati da violenza, minaccia o inganno ( come dire: sempre ).
Non è la prima volta che l’uso giuridico di «ovvero», in sé non scorretto, risulta dannosamente ambiguo. Qui però si erge a simbolo di una politica che si forza a seguire onde sociali, prova a dire qualcosa di innaturale e lo dice tanto male da far intendere un’altra cosa ancora. E tutto ciò, si badi, per un’esigenza di «comunicazione»: rispondere alla richiesta di sicurezza. L’inciampo sull’«ovvero», però, comunica ben altro. Non ignoranza, non carenza di stile, bensì semplice inadeguatezza.
(Da La Repubblica, 6/5/2017).

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